19 ottobre 2011
Again..
Breathe me - Sia
Help, I have done it again
I have been here many times before
Hurt myself again today
And, the worst part is there's no-one else to blame
Be my friend
Hold me, wrap me up
Unfold me
I am small
I'm needy
Warm me up
And breathe me
Ouch I have lost myself again
Lost myself and I am nowhere to be found,
Yeah I think that I might break
I've lost myself again and I feel unsafe
Be my friend
Hold me, wrap me up
Unfold me
I am small
I'm needy
Warm me up
And breathe me
Be my friend
Hold me, wrap me up
Unfold me
I am small
I'm needy
Warm me up
And breathe me
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16 ottobre 2011
Come quel giorno..
Oggi sto bene, oggi mi porto qualcosa dentro che mi dà carica, oggi ho voglia di provare emozioni, di sentire i brividi, di farmi battere forte forte il cuore, di respirare l'aria che mi accarezza, di vedere posti che mi sazino la vista e che mi facciano emozionare. E' uno di quei giorni in cui mi sento, mi voglio sentire, non mi faccio fuori, non mi annullo, non ho paura di quello che potrei provare facendo qualcosa solo per me, perchè mi piace, perchè mi va.
Oggi mi ricorda molto il primo giorno che ero in ospedale: avevo compreso a cosa stavo andando incontro, mi ero resa conto che ormai ero diventata come un treno in corsa che andava diretta verso la morte e nemmeno me ne rendevo conto o forse inconsciamente si, sicuramente. Dopo che passai la prima notte lì, la mattina dopo cominciai a pensare a tutto, ai giorni inizialmente pieni che l'anoressia mi tendeva su un piatto d'argento, la voglia di fare, di spaccare il mondo, la merea illusione di bastare a me stessa nel vero senso della parola: potevo tutto, potevo sempre, potevo e basta. In fondo non mi rendevo conto ancora che questa "felicità" altro non nascondeva la rabbia, la forza distruttiva che volevo urlare, l'ira che provavo verso mia madre che aveva osato un gesto che io tradussi in abbandono. Cominciò così, il 10 luglio del 2004, quando la trovai semi svenuta in camera per aver abusato di uno psicofarmaco, la trovai io, la trovavo sempre io, come se avessi un sesto senso nel salvarla, lei verso di me non lo ebbe, ma era inevitabile. Quel giorno non mangiai e nemmeno quello successivo, poi associai la rabbia verso di lei ad una sorta di indipendenza che non avevo mai avuto, che non mi era mai stata concessa, capii che avevo il diritto di avere i miei spazi, la mia camera la sentii più mia, capii che se non avevo voglia di mangiare potevo dire di no..o far finta di farlo. Avevo il diritto di mentire, di tenere un segreto solo per me, senza sentirmi in colpa se non lo raccontavo a lei come sin da piccola facevo. La rabbia era la mia giustificazione, il suo gesto me ne dava il pretesto: in fondo lei si era presa il diritto di morire, perchè io non mi potevo prendere il diritto di non mangiare? Era la stessa cosa, solo che in quel momento ancora non lo vedevo, accusavo lei di un gesto ingiusto nei miei confronti, ma io stavo facendo esattamente lo stesso. I primi tempi andarono così, con un equilibrio precario in casa, ma dentro di me sentivo che niente poteva scalfirmi, poi inevitabilmente tutto cominciò a crollare, i miei pensieri sempre più ossessivi, i miei digiuni altrettanto, mio padre ormai sapeva e quindi non dovevo nascondere più niente. Cominciai a spegnermi, ma la consapevolezza che dentro stavo morendo la tenevo ben nascosta, tra bugie dette a me stessa e la felicità di diventare sempre più invisibile. Non ho mai avuto il problema di ammetterlo, parlando se capitava lo dicevo e come non lo nascosi a mio padre, non lo feci nemmeno col mio ragazzo. Ma il vortice continuava, i problemi ovviamente cominciarono a farsi sentire, la debolezza anche. Il problema era che tiravo comunque avanti, la forza la trovavo, anche se ero stanca, ero stufa marcia di tutti quei pensieri, delle solite cose, degli orari che dovevo per forza rispettare altrimenti andavo in panico, una vita sociale pari a zero. Avevo paura di tutto, di uscire, di prendere la macchina, di alzarmi per fare la doccia, di qualsiasi cosa..il giorno passava così, la sera andavo a letto pensando "domani non mi alzo", le forze ormai erano andate. Poi un giorno mio padre mi portò da un dottore che odiai con tutta me stessa e non glielo nascosi, mentre mi visitava gli dissi cose cattive, ma doveva esserci abituato.. Il giorno dopo mi fece ricoverare d'urgenza nel reparto di psichiatria. La mattina successiva era come se all'improvviso tutto fosse chiaro, tutto, qualsiasi cosa, quella mattina e molte altre ancora ogni volta che alzavano le tapparelle e vedevo il sole, piangevo. Ero felice, ero contenta, ero entusiasta. Mi promisi di vivere sempre così, di non lasciarmi mai scappare niente, nessuna emozione, nessuna cosa da poter fare, di seguire ciò che mi diceva il cuore o qualsiasi altra particella di me. me lo promisi quel venerdì di febbraio del 2006...poi me ne dimenticai. Sicuramente un annetto passò, poi seguire il mio istinto, seguire la mia voglia di fare divenne sempre più sporadico, infine diventai normale, come tutti: mi spensi. Oggi non è stato così, oggi ho voluto vivermi tutto, ho voluto vedere la spiaggia di un'estate fantastica, della mia prima estate da nuova vita, ho sentito le emozioni e ci sono stata bene, le ho ritrovate e come quel giorno mi sono commossa nel vivermele. Ho ricordato che ho qualcosa dentro, che ho bisogno di emozioni per star bene, di una vita frenetica, di una vita tranquilla, di una vita felice, ma anche arrabbiata a volte, ho bisogno di correre o anche solo di stendermi sotto il sole, ho bisogno di agire o di prendermi il mio tempo, voglio dettare le regole, ma mi piace anche essere presa e accompagnata per mano, voglio sempre sentire qualcosa che mi esplode nel petto, che mi sappia sempre di nuovo, di fresco. Vorrei farcela, lo voglio.
Oggi mi ricorda molto il primo giorno che ero in ospedale: avevo compreso a cosa stavo andando incontro, mi ero resa conto che ormai ero diventata come un treno in corsa che andava diretta verso la morte e nemmeno me ne rendevo conto o forse inconsciamente si, sicuramente. Dopo che passai la prima notte lì, la mattina dopo cominciai a pensare a tutto, ai giorni inizialmente pieni che l'anoressia mi tendeva su un piatto d'argento, la voglia di fare, di spaccare il mondo, la merea illusione di bastare a me stessa nel vero senso della parola: potevo tutto, potevo sempre, potevo e basta. In fondo non mi rendevo conto ancora che questa "felicità" altro non nascondeva la rabbia, la forza distruttiva che volevo urlare, l'ira che provavo verso mia madre che aveva osato un gesto che io tradussi in abbandono. Cominciò così, il 10 luglio del 2004, quando la trovai semi svenuta in camera per aver abusato di uno psicofarmaco, la trovai io, la trovavo sempre io, come se avessi un sesto senso nel salvarla, lei verso di me non lo ebbe, ma era inevitabile. Quel giorno non mangiai e nemmeno quello successivo, poi associai la rabbia verso di lei ad una sorta di indipendenza che non avevo mai avuto, che non mi era mai stata concessa, capii che avevo il diritto di avere i miei spazi, la mia camera la sentii più mia, capii che se non avevo voglia di mangiare potevo dire di no..o far finta di farlo. Avevo il diritto di mentire, di tenere un segreto solo per me, senza sentirmi in colpa se non lo raccontavo a lei come sin da piccola facevo. La rabbia era la mia giustificazione, il suo gesto me ne dava il pretesto: in fondo lei si era presa il diritto di morire, perchè io non mi potevo prendere il diritto di non mangiare? Era la stessa cosa, solo che in quel momento ancora non lo vedevo, accusavo lei di un gesto ingiusto nei miei confronti, ma io stavo facendo esattamente lo stesso. I primi tempi andarono così, con un equilibrio precario in casa, ma dentro di me sentivo che niente poteva scalfirmi, poi inevitabilmente tutto cominciò a crollare, i miei pensieri sempre più ossessivi, i miei digiuni altrettanto, mio padre ormai sapeva e quindi non dovevo nascondere più niente. Cominciai a spegnermi, ma la consapevolezza che dentro stavo morendo la tenevo ben nascosta, tra bugie dette a me stessa e la felicità di diventare sempre più invisibile. Non ho mai avuto il problema di ammetterlo, parlando se capitava lo dicevo e come non lo nascosi a mio padre, non lo feci nemmeno col mio ragazzo. Ma il vortice continuava, i problemi ovviamente cominciarono a farsi sentire, la debolezza anche. Il problema era che tiravo comunque avanti, la forza la trovavo, anche se ero stanca, ero stufa marcia di tutti quei pensieri, delle solite cose, degli orari che dovevo per forza rispettare altrimenti andavo in panico, una vita sociale pari a zero. Avevo paura di tutto, di uscire, di prendere la macchina, di alzarmi per fare la doccia, di qualsiasi cosa..il giorno passava così, la sera andavo a letto pensando "domani non mi alzo", le forze ormai erano andate. Poi un giorno mio padre mi portò da un dottore che odiai con tutta me stessa e non glielo nascosi, mentre mi visitava gli dissi cose cattive, ma doveva esserci abituato.. Il giorno dopo mi fece ricoverare d'urgenza nel reparto di psichiatria. La mattina successiva era come se all'improvviso tutto fosse chiaro, tutto, qualsiasi cosa, quella mattina e molte altre ancora ogni volta che alzavano le tapparelle e vedevo il sole, piangevo. Ero felice, ero contenta, ero entusiasta. Mi promisi di vivere sempre così, di non lasciarmi mai scappare niente, nessuna emozione, nessuna cosa da poter fare, di seguire ciò che mi diceva il cuore o qualsiasi altra particella di me. me lo promisi quel venerdì di febbraio del 2006...poi me ne dimenticai. Sicuramente un annetto passò, poi seguire il mio istinto, seguire la mia voglia di fare divenne sempre più sporadico, infine diventai normale, come tutti: mi spensi. Oggi non è stato così, oggi ho voluto vivermi tutto, ho voluto vedere la spiaggia di un'estate fantastica, della mia prima estate da nuova vita, ho sentito le emozioni e ci sono stata bene, le ho ritrovate e come quel giorno mi sono commossa nel vivermele. Ho ricordato che ho qualcosa dentro, che ho bisogno di emozioni per star bene, di una vita frenetica, di una vita tranquilla, di una vita felice, ma anche arrabbiata a volte, ho bisogno di correre o anche solo di stendermi sotto il sole, ho bisogno di agire o di prendermi il mio tempo, voglio dettare le regole, ma mi piace anche essere presa e accompagnata per mano, voglio sempre sentire qualcosa che mi esplode nel petto, che mi sappia sempre di nuovo, di fresco. Vorrei farcela, lo voglio.
12 ottobre 2011
Senza fiato..
Senza fine mi copri e scopri
Come fossi un'altalena
Dondolando sui miei fianchi
Bianchi e stanchi, come te - che insegui me.
Scivolando tra i miei passi
Sono sassi dentro te – dentro me
Se non sei tu a muoverli
Come fossi niente
Come fossi acqua dentro acqua
Senza peso, senza fiato, senza affanno
Mi travolge e mi sconvolgi
Poi mi asciughi e scappi via
Tu ritorni poi mi bagni
E mi riasciughi e torni mia
Senza peso e senza fiato
Non son riva senza te
Tell me now
Tell me how am I supposed to live without you
Want you please tell me now
Tell me how am I supposed to live without you
Se brillando in silenzio resti accesa dentro me
Se bruciando e non morendo tu rivampi e accendi me
Stop burning me!
Dentro esplodi e fuori bruci
E ti consumi e scappi via
Stop burning me!
Mi annerisci e ti rilassi e mi consumi e torni mia
Stop burning me!
GET OUT OF MY HEAD
GET OUT OF MY HEAD
GET OUT OF MY HEAD
GET OUT OF MY HEAD
Want you please tell me now
Tell me how am I supposed to live without you
No, please, don't tell me now (touch me)
Tell me how am I supposed to live without you
Tell me how am I supposed to live without you
No, please, don't tell me now (touch me)
Tell me how am I supposed to live without you
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7 ottobre 2011
Andata in fumo
Inizio a scrivere e già vivo di sogni, immagino e vorrei trascrivere scene che mi appaiono in mente, paesaggi, situazioni e luoghi che vorrei facessero parte della mia realtà..ma non è così. So, ne sono pienamente cosciente che sto vivendo di fumo, fumo acre di quello che incessantemente e ostinatamente ti brucia gli occhi fino a farteli lacrimare. Ma non è il fumo, sono io. Piangerei ugualmente anche se fosse una splendida giornata di sole, o una notte limpida e fresca piena di stelle. Il mio cuore è in fumo, la mia anima è in fumo, io sono in fumo dentro. Completamente, intensamente grigio; nemmeno nero che significherebbe rabbia di quella cattiva e vendicativa, no, solo un semplice e orribile e insipido grigio fumo intenso, pesante, compatto, pungente. Lo vedo, come un nuvolone grande che invade tutto, che occupa tutto. So che dietro c'è qualcosa, dietro c'è sempre qualcosa, anche il cielo più cupo e buio nasconde la luce, so che in fondo a quel grigio le emozioni ci sono, sono lì, ma non le percepisco come vorrei, non le vivo, le vedo, le riconosco, ma non me le godo, lascio che ci divida questa coltre di fumo e lascio che sia lei a prevalere. Appena sfioro un'emozione, lascio che si interponga il grigio perchè non sono forte abbastanza da voler essere felice di aver provato qualcosa, non sono abbastanza coraggiosa, non voglio lasciarmi andare, non posso permettermelo. Mi fa paura, tanta, mi fa tremare dalla paura, mi fa contrarre i muscoli e mi fa tendere come una tigre che si prepara all'agguato, in questo caso il mio agguato sono io: mi attacco da sola, da sola riesco a farmi fuori. Dico che voglio vivere di emozioni, dico che ne ho bisogno, ma in fondo le vivo già, ogni giorno, dalla più banale alla più forte, ma questo mi fa una fottuta paura e perciò mi è più facile negare che lo stia già facendo per non affrontarle. Vivo in un continuo di illusioni e di sogni che vorrei fossero realtà. In verità i miei sogni son troppi, tutti diversi, tutti liberi e al contempo incatenati. Mi sto distruggendo e nella maniera più dolce che ci possa essere: sognando. Vedo qualcosa e sogno di poerla avere io, ma non parlo di oggetti, non intendo in maniera materialista, parlo di libertà dell'anima, parlo di leggerezza in me stessa, semplicemente di felicità, quella che ora non ho, che nessuno può darmi, che per forza dovrò trovare in me stessa, per quanto faccia male, per quanto sia dolorosa la ricerca e per quanto questa comporti fatica e tenacia e dolore e rinunce. E' strano, dover cercare la felicità in un modo così spietatamente sofferente, è ancora più strano che lei non mi appartenga, che non sia naturalmente mia, che non faccia parte di me. E se anche così fosse, dov'è ora? Dove l'ho perduta? In quale sentiero l'ho lasciata indietro? Non posso tornare indietro a prenderla, la strada è troppo tortuosa per farla a ritroso, rischierei di perdermi anche una volta ritrovata e così poi la perderei nuovamente. Potrei cercare di far crescere qualche pezzettino di pseudo felicità che ancora aleggia nel mio cuore, ma non c'è niente in me stessa che mi dia la forza di farlo, fuori è inutile cercare, so che deve partire da me per forza, prenderlo dall'esterno sarebbe solo una merea illusione, l'ennesima, e avrebbe la durata di un sospiro, di quelli che si esalano in quel secondo in cui si ha appena attraversato una magnifica, breve esperienza di qualsiasi tipo, che abbia dato la sensazione di essere vivi, e quest'attimo dura pochissimo, solo il tempo di accorgersene a mala pena. Non ne sono capace, di godermi la consapevolezza di essere libera, mi dimentico di esserlo, me lo devo ricordare continuamente, scordandomelo ripetutamente. Non sono felice, ecco la realtà, o a volte lo sono ma non nel modo che vorrei, non nell'intensità e nella maniera di vivermi questo benessere, mi anestetizzo, mi svuoto, non mangio o vomito, tanto vuoto per vuoto poco mi cambia, poco mi importa. Forse un giorno ci sarà, quel qualcosa che nascerà in me, che io lo cerchi o che nasca da solo, sboccierà da tutto questo grigio che mi fa lacrimare gli occhi, che mi soffoca il respiro, che mi annienta dentro, forse un giorno..
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27 settembre 2011
Illusioni senza ali
Ora basta, come si può vivere così, come si può pensare di andare avanti così, con questa cosa che mi preme e va e viene a tratti, non reggo più..ho un'angoscia dentro, mischiata a rabbia, rimpianto e tanta voglia di piangere.
non c'è niente nella vita, niente che mi scuota, niente che mi faccia venir voglia di provare emozioni, trascorro i giorni aspettando qualcosa, nel frattempo mi crogiolo in sogni e ricordi di una vita vissuta e di quella che vorrei vivere, ma appena apro gli occhi, è sempre lo stesso paesaggio, la stessa realtà, niente di nuovo, di carico, che mi faccia sentire una luce dentro. L'unica emozione che provo è quando immagino che le cose potrebbero essere diverse, ma mi sento legata, non libera, carcerata in me e nelle cose che mi circondano, come se vivessi nella speranza e che questa illusione mi mantenga in piedi, ma è solo una schifosa illusione, è solo tutto frutto della mia immaginazione, che poi non immagino niente in fondo, niente di concreto, solo emozioni, sensazioni che vorrei provare, mi basta quello. Qualcosa che mi sconvolga, che ogni giorno sia nuovo, che ogni giorno possa provare qualcosa di forte, di potente solo per me stessa, ma forse chiedo l'impossibile, alla fine la vita è fatta di routine, delle stesse cose, forse chiedo troppo, forse mi devo abituare al fatto che quello che desiderio non si possa avere, perchè semplicemente nessuno in fondo ce l'ha, vivere di emozioni non è possibile, seguirle non è possibile, fare quello che ti dettano dall'anima non è possibile, forse devo semplicemente accontentarmi di vivere quello che viene dall'esterno e provare emozioni solo per questo, non per niente che venga da dentro me, perchè è così che funziona, le cose arrivano dal mondo e poi ci si sente tristi o arrabbiati o felici, ma non succede che da un'emozione che si prova si faccia qualcosa nel mondo. Un atteggiamento un po' passivo, è vero, ma mi sono quasi convinta che il turbinio di emozioni di cui sono alla ricerca non possa crearmelo da sola e ad aspettare non penso succeda niente, mi dovrò accontentare di queste pseudo sensazioni che la vita monotona e confusionaria e noiosa e leggermente movimentata a volte mi propone, senza fantasticare di altro, dovrei volare basso, rasoterra, diciamo proprio camminare e già che sto camminando che me ne faccio delle ali se volare non mi è possibile? Le poggio qua, in un angolino, si riempiranno di polvere, me ne dimenticherò e col tempo si rovineranno e diventeranno rigide, scolorite. Poi un giorno le troverò, rovistando tra vecchi ricordi e le prenderò in mano, le soppeserò e le guarderò di sbieco, mi arrabbierò perchè avevo qualcosa che non potevo usare, mi arrabbierò con me stessa e col mondo o chi per lui che mi ha fornito queste ali inutilmente, piangerò perchè questi tempi saranno ormai andati, piangerò perchè quelle ali sono andate sprecate e non poteva essere altrimenti, piangerò perchè ho sempre preteso troppo da me stessa, non mi sono mai accontentata, perchè ho sempre voluto di più, ma non per ingordigia o egoismo, semplicemente perchè la monotonia mi uccide, perchè vivo di emozioni, ma non ne trovo da nessuna parte, perchè rovisto sempre nello stesso schifo, mi sento triste e spenta e vomito continuamente questa infelicità, ma un rimedio non lo troverò mai. Quelle ali stanno lì, ferme come me, tatuate sul braccio, prima potevo leggerci "life" in mezzo, ora mi viene una gran voglia di ribaltarlo, ma non importa, andrà avanti così, forse un giorno non mi preoccuperò più di niente e potrò indossare quelle ali, provare a farci un salto, a planare sulla superficie di un lago in mezzo alle montagne. Forse un giorno mi guarderò indietro e dirò che di tempo ne ho sprecato tanto, negli anni migliori, li ho buttati al vento, dirò che son stata troppo poco per me, che non ho Vissuto, che non ho seguito i miei stupidi sogni, che non ho urlato contro il mondo quando ne avevo voglia, che non mi sono arrabbiata abbastanza quando ne avevo il diritto, che non ho gioito a sufficienza quando era il momento, che semplicemente non ho volato, le ho lasciate rovinarsi quelle ali..un giorno dirò così, ora quello che cerco mi sembra così lontano e fuori dal comune che mi chiedo come possa immaginare qualcosa che in fondo non vedo e non posso avere. Non importa, al posto che planare sul lago di montagna, mi siedo qui in riva al mare, l'acqua è limpida e calma, il sole sta calando e dona al cielo quel leggero colore rossastro con sfumature arancioni. Le barche ormeggiate ondeggiano leggermente sull'increspatura della superficie dell'acqua, fa fresco, c'è quella brezza di fine estate che sa di aria leggera e ti fa respirare a fondo i profumi del mare, non odo rumori, solo a volte l'acqua che si poggia sulla riva accarezzandola dolcemente, mi rilassa, poggio la testa sulle ginocchia e guardo l'orizzonte, mi chiedo cosa ci sia da quella parte, piango, non so perchè, ma piango, piano in silenzio, scendono le lacrime. Si ferma il tempo, penso a quelle ali lasciate in quell'angolo, mi rannicchio e le lascio lì..
non c'è niente nella vita, niente che mi scuota, niente che mi faccia venir voglia di provare emozioni, trascorro i giorni aspettando qualcosa, nel frattempo mi crogiolo in sogni e ricordi di una vita vissuta e di quella che vorrei vivere, ma appena apro gli occhi, è sempre lo stesso paesaggio, la stessa realtà, niente di nuovo, di carico, che mi faccia sentire una luce dentro. L'unica emozione che provo è quando immagino che le cose potrebbero essere diverse, ma mi sento legata, non libera, carcerata in me e nelle cose che mi circondano, come se vivessi nella speranza e che questa illusione mi mantenga in piedi, ma è solo una schifosa illusione, è solo tutto frutto della mia immaginazione, che poi non immagino niente in fondo, niente di concreto, solo emozioni, sensazioni che vorrei provare, mi basta quello. Qualcosa che mi sconvolga, che ogni giorno sia nuovo, che ogni giorno possa provare qualcosa di forte, di potente solo per me stessa, ma forse chiedo l'impossibile, alla fine la vita è fatta di routine, delle stesse cose, forse chiedo troppo, forse mi devo abituare al fatto che quello che desiderio non si possa avere, perchè semplicemente nessuno in fondo ce l'ha, vivere di emozioni non è possibile, seguirle non è possibile, fare quello che ti dettano dall'anima non è possibile, forse devo semplicemente accontentarmi di vivere quello che viene dall'esterno e provare emozioni solo per questo, non per niente che venga da dentro me, perchè è così che funziona, le cose arrivano dal mondo e poi ci si sente tristi o arrabbiati o felici, ma non succede che da un'emozione che si prova si faccia qualcosa nel mondo. Un atteggiamento un po' passivo, è vero, ma mi sono quasi convinta che il turbinio di emozioni di cui sono alla ricerca non possa crearmelo da sola e ad aspettare non penso succeda niente, mi dovrò accontentare di queste pseudo sensazioni che la vita monotona e confusionaria e noiosa e leggermente movimentata a volte mi propone, senza fantasticare di altro, dovrei volare basso, rasoterra, diciamo proprio camminare e già che sto camminando che me ne faccio delle ali se volare non mi è possibile? Le poggio qua, in un angolino, si riempiranno di polvere, me ne dimenticherò e col tempo si rovineranno e diventeranno rigide, scolorite. Poi un giorno le troverò, rovistando tra vecchi ricordi e le prenderò in mano, le soppeserò e le guarderò di sbieco, mi arrabbierò perchè avevo qualcosa che non potevo usare, mi arrabbierò con me stessa e col mondo o chi per lui che mi ha fornito queste ali inutilmente, piangerò perchè questi tempi saranno ormai andati, piangerò perchè quelle ali sono andate sprecate e non poteva essere altrimenti, piangerò perchè ho sempre preteso troppo da me stessa, non mi sono mai accontentata, perchè ho sempre voluto di più, ma non per ingordigia o egoismo, semplicemente perchè la monotonia mi uccide, perchè vivo di emozioni, ma non ne trovo da nessuna parte, perchè rovisto sempre nello stesso schifo, mi sento triste e spenta e vomito continuamente questa infelicità, ma un rimedio non lo troverò mai. Quelle ali stanno lì, ferme come me, tatuate sul braccio, prima potevo leggerci "life" in mezzo, ora mi viene una gran voglia di ribaltarlo, ma non importa, andrà avanti così, forse un giorno non mi preoccuperò più di niente e potrò indossare quelle ali, provare a farci un salto, a planare sulla superficie di un lago in mezzo alle montagne. Forse un giorno mi guarderò indietro e dirò che di tempo ne ho sprecato tanto, negli anni migliori, li ho buttati al vento, dirò che son stata troppo poco per me, che non ho Vissuto, che non ho seguito i miei stupidi sogni, che non ho urlato contro il mondo quando ne avevo voglia, che non mi sono arrabbiata abbastanza quando ne avevo il diritto, che non ho gioito a sufficienza quando era il momento, che semplicemente non ho volato, le ho lasciate rovinarsi quelle ali..un giorno dirò così, ora quello che cerco mi sembra così lontano e fuori dal comune che mi chiedo come possa immaginare qualcosa che in fondo non vedo e non posso avere. Non importa, al posto che planare sul lago di montagna, mi siedo qui in riva al mare, l'acqua è limpida e calma, il sole sta calando e dona al cielo quel leggero colore rossastro con sfumature arancioni. Le barche ormeggiate ondeggiano leggermente sull'increspatura della superficie dell'acqua, fa fresco, c'è quella brezza di fine estate che sa di aria leggera e ti fa respirare a fondo i profumi del mare, non odo rumori, solo a volte l'acqua che si poggia sulla riva accarezzandola dolcemente, mi rilassa, poggio la testa sulle ginocchia e guardo l'orizzonte, mi chiedo cosa ci sia da quella parte, piango, non so perchè, ma piango, piano in silenzio, scendono le lacrime. Si ferma il tempo, penso a quelle ali lasciate in quell'angolo, mi rannicchio e le lascio lì..
25 settembre 2011
Nostalgia..
Ci son giorni che mi assale la nostalgia di tutto, di cose vissute e di cose che non vivrò mai, di strade percorse e di quelle che ho abbondanato, di scelte fatte e di quelle mai intraprese. Ci son giorni che mi assale una malinconia così forte che fa così male che penso sia un dolore più grande di tanti altri che ho già vissuto perchè è un dolore così profondo e fitto che penso possa fermarmi il cuore da quanto è straziante. E' una nostalgia che mi prende di tanto in tanto, una nostalgia che credo faccia parte di me, ma che vorrei non esistesse, vorrei non conoscere questa sensazione, perchè è una sensazione di sconforto, di infelicità, di paura, di tristezza, di dolore, di impotenza. E' qualcosa che mi blocca, mi fa mancare la forza di voler continuare, di voler lottare ancora, qualunque sia la battaglia, mi fa sentire triste, mi fa sentire senza forza, senza volontà, mi fa sentire talmente giù che il desiderio di provare una felicità per qualcosa, mi sembra così lontano e irraggiungibile, che mi abbatto ancora di più proprio perchè so che non è facile da raggiungere, quella felicità che a volte mi appare nei sogni. Forse sogno troppo, sogno troppo alto, sogno cose che non posso avere, che non potrò rivivere. Mi aggrappo ai ricordi così fortemente che non accetto che siano e rimangano solo ricordi, ho bisogno di farmi sogni nuovi, di poter fantasticare su cose future e non su quelle passate.
In realtà un sogno ce l'ho, un qualcosa che vorrei fare nella mia vita: vorrei intraprendere un viaggio in solitario a cavallo, ma forse tra qualche decina d'anni mi renderò conto che era solo un sogno di quelli che fanno le ragazzine adolescenti, quando pensano di poter fare tutto nella vita, quando si ha ancora l'innocenza di credere di essere le persone più forti su questa terra, quando ancora non si conosce la vita, quando ancora non si è state travolte dallo schifo che ci riserva l'esistenza. Quando ancora non si conosce la vera tristezza, l'angoscia, la malinconia, il dolore che ti lacera il petto, quando non si hanno pensieri, ma si ride e basta, solo per il gusto di ridere. Ora non è più così, è vero, magari rido e posso pure essere felice a momenti, ma c'è sempre qualcosa dentro che mi stringe il cuore, qualcosa che non riesco a mandar via, qualcosa che ancora mi fa sentire sempre piena, qualcosa che mi impedisce di vivermi e godermi la giornata, qualcosa che non mi ferma dall'andare a vomitare, qualcosa che dentro mi fa sentire spenta. Sopravvivo per ora e penso che forse un giorno passerà, forse un giorno la nostalgia scomparirà, la malinconia e la tristezza se ne andranno e forse così mi sentirò un po' più leggera dentro, più libera, semplicemente più felice.
In realtà un sogno ce l'ho, un qualcosa che vorrei fare nella mia vita: vorrei intraprendere un viaggio in solitario a cavallo, ma forse tra qualche decina d'anni mi renderò conto che era solo un sogno di quelli che fanno le ragazzine adolescenti, quando pensano di poter fare tutto nella vita, quando si ha ancora l'innocenza di credere di essere le persone più forti su questa terra, quando ancora non si conosce la vita, quando ancora non si è state travolte dallo schifo che ci riserva l'esistenza. Quando ancora non si conosce la vera tristezza, l'angoscia, la malinconia, il dolore che ti lacera il petto, quando non si hanno pensieri, ma si ride e basta, solo per il gusto di ridere. Ora non è più così, è vero, magari rido e posso pure essere felice a momenti, ma c'è sempre qualcosa dentro che mi stringe il cuore, qualcosa che non riesco a mandar via, qualcosa che ancora mi fa sentire sempre piena, qualcosa che mi impedisce di vivermi e godermi la giornata, qualcosa che non mi ferma dall'andare a vomitare, qualcosa che dentro mi fa sentire spenta. Sopravvivo per ora e penso che forse un giorno passerà, forse un giorno la nostalgia scomparirà, la malinconia e la tristezza se ne andranno e forse così mi sentirò un po' più leggera dentro, più libera, semplicemente più felice.
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4 agosto 2011
Bianco- azzurro
Meno male che non ho mangiato, vomiterei anche l'anima, se ne è ancora rimasto qualcosa. Ormai la sto consumando e sinceramente non me ne fotte un cazzo di niente. Vorrei sparire, eclissarmi, non sentire niente, anestetizzarmi, annullarmi, non essere nient'altro che niente. Sono stanca di questa rabbia, ma forse in fondo è l'unica cosa che mi mantiene ancora in piedi, l'unico stimolo che sento dentro e mi ha stancata.. Vorrei poter vomitare tutto, emozioni, sensazioni, sensi di colpa, tristezza.. tutto, completamente. Ma ogni volta che esco dal bagno è sempre la stessa cosa ormai.. a volte vorrei finisse subito, altre non riuscirei mai a fermarmi, se non fosse che appunto, l'anima non la posso gettare nel cesso. Non me ne fotte più niente, non ho voglia di rialzarmi, non ho voglia di provarci ora, mi lascio sprofondare, mi lascio andare, tanto a sopravvivere durante la giornata ci si riesce sempre, un sorriso di qua e uno di là e la giornata scorre uguale a tante altre.. Tanto, sorridere per cosa? Il peso dentro al petto e il groppo in gola lo sento sempre e comunque, lo stomaco è sempre pieno di qualcosa che non è cibo, qualcosa che ti sazia più di qualsiasi altro piatto appetitoso che ci possa essere, qualcosa che ti fa sentire sempre troppo: troppo stanca, troppo grassa, troppo arrabbiata, troppo piena, troppo sazia, troppo di qualsiasi fottuta cosa, emozione, stato d'animo..
La mattina è la parte peggiore della giornata, perchè nonostante faccia caldo appena sveglia, sento un freddo dentro che mi ghiaccia, parte sin dalle ossa e sale sulla pelle, mi fa tremare, mi fa venire i brividi.. conosco questo freddo, lo conosco bene, so che anche sotto il sole non passerebbe, è la parte dentro me che pian piano si sta raffreddando, si sta lasciando andare.
Si lascia cadere in un posto di quel bianco azzurro come il ghiaccio, in quel posto dove non c'è niente, quel posto duro e freddo lontano da tutto e da tutti, lontano da me, quel posto talmente bianco e limpido che mi acceca, non c'è il sole, si vede solo tutto questo immenso chiarore, che a prima vista può sembrare un luogo adatto dove trovare la pace, ma alla fin fine tutto questo bagliore stanca, non fa vedere nient'altro che ghiaccio, una distesa sconfinata di ghiaccio. Sono stesa a terra e guardo il cielo: è bianco azzurro. Giro la testa a destra e a sinistra: lo stesso colore bianco azzurro, sotto la schiena sento il duro del ghiaccio, è viscido, leggermente umido, di uno strano bianco opaco, non ne percepisco il freddo, ma sfiorandolo, sulla punta delle dita e sul palmo della mano sento che è gelido.. nonostante sia un posto così limpido e chiaro, mi sembra di stare nell'oscurità più profonda. Sto ferma, immobile, sempre stesa a terra, non mi va di girarmi, non mi va di alzarmi, di mettermi a cercare: da qui, fin dove riesco ad arrivare con lo sguardo, fino all'orizzonte, non c'è assolutamente niente. Aspetto, che cosa non lo so, ora non ho forza, sto stesa e basta, lascio vagare lo sguardo, a volte fantastico qualcosa che intorno non c'è, mi immagino emozioni che non provo, lascio libera la mente, ma quando torna indietro, il paesaggio è sempre quello, il bianco è bianco, il freddo è freddo e il niente rimane niente. Mi sento tanto triste.. forse le lacrime che scendono sono il gelo che a volte riesce a sciogliersi dentro me... ma fa ugualmente freddo.
Guardo il cielo sopra di me, mi sento sempre più triste.. sempre più triste..chiudo gli occhi.
La mattina è la parte peggiore della giornata, perchè nonostante faccia caldo appena sveglia, sento un freddo dentro che mi ghiaccia, parte sin dalle ossa e sale sulla pelle, mi fa tremare, mi fa venire i brividi.. conosco questo freddo, lo conosco bene, so che anche sotto il sole non passerebbe, è la parte dentro me che pian piano si sta raffreddando, si sta lasciando andare.
Si lascia cadere in un posto di quel bianco azzurro come il ghiaccio, in quel posto dove non c'è niente, quel posto duro e freddo lontano da tutto e da tutti, lontano da me, quel posto talmente bianco e limpido che mi acceca, non c'è il sole, si vede solo tutto questo immenso chiarore, che a prima vista può sembrare un luogo adatto dove trovare la pace, ma alla fin fine tutto questo bagliore stanca, non fa vedere nient'altro che ghiaccio, una distesa sconfinata di ghiaccio. Sono stesa a terra e guardo il cielo: è bianco azzurro. Giro la testa a destra e a sinistra: lo stesso colore bianco azzurro, sotto la schiena sento il duro del ghiaccio, è viscido, leggermente umido, di uno strano bianco opaco, non ne percepisco il freddo, ma sfiorandolo, sulla punta delle dita e sul palmo della mano sento che è gelido.. nonostante sia un posto così limpido e chiaro, mi sembra di stare nell'oscurità più profonda. Sto ferma, immobile, sempre stesa a terra, non mi va di girarmi, non mi va di alzarmi, di mettermi a cercare: da qui, fin dove riesco ad arrivare con lo sguardo, fino all'orizzonte, non c'è assolutamente niente. Aspetto, che cosa non lo so, ora non ho forza, sto stesa e basta, lascio vagare lo sguardo, a volte fantastico qualcosa che intorno non c'è, mi immagino emozioni che non provo, lascio libera la mente, ma quando torna indietro, il paesaggio è sempre quello, il bianco è bianco, il freddo è freddo e il niente rimane niente. Mi sento tanto triste.. forse le lacrime che scendono sono il gelo che a volte riesce a sciogliersi dentro me... ma fa ugualmente freddo.
Guardo il cielo sopra di me, mi sento sempre più triste.. sempre più triste..chiudo gli occhi.
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