13 dicembre 2011

Frammenti di libri.. (Parte 2)

Tratto da "Le pillole di Aristotele" di Lou Marinoff:
       Capitolo Quinto: "E' proprio necessario che tu soffra?"

[Cerca di immaginare un prigioniero rinchiuso in una cella con sbarre molto pesanti alla finestra, all'interno di una prigione con mura molto alte e guardie armate in ogni angolo. Ma si tratta di una prigionedavvero particolare: la porta della cella è sempre aperta, proprio come il portone della prigione stessa e le guardie armate sono lì solo per impedire alla gente di entrare, non di uscire.
Il prigioniero, comunque, è convinto che questa sia la solita prigione e così resta chiuso nella sua cella che, a dire il vero, è molto confortevole. E' ben arredata e offre numerose distrazioni: ci sono libri e CD, la tv via cavo e persino un computer. C'è un bar ben fornito, il cibo è buono e si possono ricevere regolarmente le visite dei familiari e amici. Il prigioniero deve svolgere una certqa quantità di lavoro noioso, ma può anche indulgere a interessi e hobby.
Proprio bella per essere una prigione. Eppure il prigioniero è profondamente infelice, semplicemente per la consapevolezza di essere tenuto prigioniero. Gli piacerebbe fuggire e crede che, se lo facesse, sarebbe automaticamente felice. ma ritiene anche che scappare sarebbepericoloso e - con tutta probabilità- impossibile. Così ci rinuncia. Il prigioniero fa ricorso ad una serie di altre "fughe" all'interno della cella: cibo, alcol, droga, sesso, libri, tv. Tutti questi espedienti funzionano, ma solo temporaneamente. Il ritorno alla realtà diventa sempre più doloroso, rendendo necessariamente, di volta in volta, una diversione maggiore per giungere fino alla fuga successiva. Queste diversioni lo portano anche a fantasticare su come sarebbe bella la vita al di là di quelle mura e, quindi, al rimpianto di quanto si perde restando in cella. Milioni di persone vivono in una prigione come questa. E' la prigione della sofferenza. Soffri quando subisci un torto, quando ti confronti con il male, quando sei trattato in maniera ingiusta. Soffri anche quando fai un torto agli altri e quando commetti un'ingiustizia.
Così anche tu, come il prigioniero di prima, cerchi di alleviare il malessere con distrazioni temporanee, continuando a credere di essere costretto a restare in cella. Ma è un'illusione: infatti se sei libero di uscire e di andartene ogni volta che vuoi, se solo riesci a staccarti dalle distrazioni che ti sono così familiari e comprendi che la porta è sempre aperta.
...puoi trovare una miriade di porte che conducono all'inferno, ma ce ne sarà sempre una che conduce al paradiso. Anche se tutti dicono che vogliono varcare la soglia del paradiso, molti varcano senza esitazione tutte le porte che conducono all'inferno. Forse dobbiamo imparare a conoscere le scritte sulle porte e a renderci conto che la porta della nostra cella è aperta, così da poterci lasciare alle spalle la sofferenza.]

Gemelli DiVersi - Icaro


Cerco un po’ di coraggio
mentre ti guardo da quaggiù
splendi e mi illumini ma,
lacrime di pagliaccio bruciano
dentro il volto di noi uomini
deboli e stupidi.
Spiega le ali di cera per arrivare a lei
dove l'aria è più leggera e amare rende dei

Non rinunciare mai,
apri le ali e vai,
non è l'ultima volta che cadrai ma ti alzerai,
vedrai la troverai e allora volerai,
oh Icaro!


Quante volte sfiori il sole
e rimani col cuore a pezzi,
precipiti in un mare di dubbi
sui tuoi insucessi,
solo il Signore sa quanto male
m’ ha fatto l'amore,
non ci son parole rimane tra due persone.
Ti trovi solo al suolo e
non sai più chi sei,
ti resta di lei solo di lei.
Ma io volerò una voce mi dice
farlo è possibile,
non smettere di credere
per me vuol dire vivere.

Non rinunciare mai,
apri le ali e vai,
non è l'ultima volta che cadrai ma ti alzerai,
vedrai la troverai e allora volerai,
oh Icaro!



Arrivare fin lassù non,
sai più che senso ha,
ma non vuoi di certo
vivere a metà
Verrà il giorno in cui vedrai
nel cielo solo lei e
con un battito di cuore volerai.

Tutti vogliono volare,
ma quanti sono disposti
a rischiare di farsi male, cadere,
ricominciare tanti si accontentano
solo di camminare, ma tappando le ali al cuore che cosa si vive a fare?
perchè senza amare siamo angeli a metà
a volte viene da pensare quello vero non esiste
ma il cielo è pieno di stelle e di certo
c'è una di quelle più belle che splende solo per me.
Ma è coperto da qualche nuvola passeggera
ormai non ho più paura e resisto in questa bufera.
Perchè noi persone dopo storie che finiscono,
siamo proprio come tanti Icaro che dicono.

Non rinunciare mai,
apri le ali e vai,
non è l'ultima volta che cadrai ma ti alzerai,
vedrai la troverai e allora volerai,
oh Icaro! 


P.S. Veggie, quando la ascolto mi vieni in mente tu, ti abbraccio forte.

11 novembre 2011

Starving for... life

 Forse questo post non avrà senso, forse sembrerà che dico un mare di stronzate, un sacco di contraddizioni, ma non è così, a volte c'è così poco spazio dentro me, che preferisco stare a digiuno e sentire la felicità di un attimo vissuto, che riempirmi la pancia e non sentire niente. Preferisco vivere di un'emozione che di cibo, preferisco vomitare un piatto di pasta, piuttosto che negarmi un momento di serenità durante la giornata. Non è più questione di essere arrabbiata o triste o delusa, sembra faccia parte di me, quella spinta che mi nasce dallo stomaco ogni volta che qualcosa va bene o male, ormai non ha più importanza. Sembra non mi voglia abbandonare, sembra che io non la voglia abbandonare, sembra che mi stia sempre affianco, sembra che mi tenga per mano, quasi a rassicurarmi che comunque lei c'è. Ed è vero, c'è sempre, ogni istante che ho vissuto e che vivrò, è una croce che mi sono caricata appresso, che stia bene o male, che sia felice o arrabbiata, è sempre lì a riempire quello che ho dentro, non c'è spazio per altro, ci sono solo emozioni e belle o brutte che siano, il risultato è sempre quello: se si aggiunge dell'altro, qualcosa deve andar via e quel qualcosa è inevitabilmente il cibo. Forse non sono capace di vivere in modo giusto le emozioni, forse sono troppo sensibile e le vivo troppo intensamente, le faccio talmente mie, talmente "vitali" che mi bastano quelle per andare avanti. So già tutto, so com'è, come potrebbe essere, so cosa succede, quello a cui vado incontro. Conosco il significato di ogni mal di testa, di ogni momento di debolezza o di ogni istante in cui a volte mi sento come se il pavimento mi mancasse da sotto i piedi, conosco l'esatto istante in cui decido che andrò a vomitare ed è una di quelle volte in cui non mi fermerò, in cui mi annullerò pur di farlo e non sentire il senso di colpa, la pesantezza perchè sono troppo piena di qualcosa oltre le emozioni. Ormai non ha più importanza cosa sia, se sono triste, vomito, se sono arrabbiata, vomito, se sono felice vomito, se sono qualsiasi cosa, la fine è sempre quella. Sarò cinica, superficiale, ma anche quando stavo bene, alla fine il pensiero era sempre lì, girava comunque intorno all'anoressia, al peso e a tutte queste stronzate, quindi pensarci per pensarci tanto vale..
So che è sbagliato, so che non è sano, so che mi faccio male, ma forse è l'unico modo per stare un po' più tranquilla. Forse semplicemente non me ne frega un cazzo se vado a ficcare la testa nel cesso per vomitare, forse non me ne frega quanto faccia male tagliarmi, alla fine lo faccio per questo, no? Per sentire qualcosa, per sfogarmi, per vedere che mi posso far male, per farlo e basta, perchè sono così. A volte sento che c'è qualcosa in me, qualcosa di così forte che qualsiasi cosa succeda ci posso star male, ok, ma alla fine c'è come una sorta di istinto di sopravvivenza che mi spinge da solo a rialzarmi, come se mi venisse naturale, come se qualcosa dentro me abbia sempre la forza di stare a galla, di venirne fuori. Prima lo ignoravo, mi spingevo da sola a fondo, ora non voglio più farlo, voglio fare le cose che mi rendono felice e se questo significa che se un giorno sono contenta, non c'è spazio per un piatto di spaghetti, cosa me ne frega, alla fine? Mi sto arrendendo? Va bene, ok, hai vinto tu, tanto vincerai sempre tu, questo è il mio compromesso: ti permetto di portarmi in bagno, di non farmi mangiare, di sentire la fame, d'altra parte io sento le emozioni, sento la felicità e soprattutto non mi faccio fuori, mi godo gli istanti facendo quello che voglio io, senza sentirmi in colpa se sono felice, senza pensare se sto compiacendo o meno gli altri. Voglio vedere cosa succede così, forse è così che deve andare, forse è l'unico modo per godermela un po' questa vita, l'unico modo in cui sono capace di viverla.

19 ottobre 2011

Again..


Breathe me - Sia

Help, I have done it again
I have been here many times before
Hurt myself again today
And, the worst part is there's no-one else to blame

Be my friend
Hold me, wrap me up
Unfold me
I am small
I'm needy
Warm me up
And breathe me

Ouch I have lost myself again
Lost myself and I am nowhere to be found,
Yeah I think that I might break
I've lost myself again and I feel unsafe

Be my friend
Hold me, wrap me up
Unfold me
I am small
I'm needy
Warm me up
And breathe me

Be my friend
Hold me, wrap me up
Unfold me
I am small
I'm needy
Warm me up
And breathe me

16 ottobre 2011

Come quel giorno..

Oggi sto bene, oggi mi porto qualcosa dentro che mi dà carica, oggi ho voglia di provare emozioni, di sentire i brividi, di farmi battere forte forte il cuore, di respirare l'aria che mi accarezza, di vedere posti che mi sazino la vista e che mi facciano emozionare. E' uno di quei giorni in cui mi sento, mi voglio sentire, non mi faccio fuori, non mi annullo, non ho paura di quello che potrei provare facendo qualcosa solo per me, perchè mi piace, perchè mi va.
Oggi mi ricorda molto il primo giorno che ero in ospedale: avevo compreso a cosa stavo andando incontro, mi ero resa conto che ormai ero diventata come un treno in corsa che andava diretta verso la morte e nemmeno me ne rendevo conto o forse inconsciamente si, sicuramente. Dopo che passai la prima notte lì, la mattina dopo cominciai a pensare a tutto, ai giorni inizialmente pieni che l'anoressia mi tendeva su un piatto d'argento, la voglia di fare, di spaccare il mondo, la merea illusione di bastare a me stessa nel vero senso della parola: potevo tutto, potevo sempre, potevo e basta. In fondo non mi rendevo conto ancora che questa "felicità" altro non nascondeva la rabbia, la forza distruttiva che volevo urlare, l'ira che provavo verso mia madre che aveva osato un gesto che io tradussi in abbandono. Cominciò così, il 10 luglio del 2004, quando la trovai semi svenuta in camera per aver abusato di uno psicofarmaco, la trovai io, la trovavo sempre io, come se avessi un sesto senso nel salvarla, lei verso di me non lo ebbe, ma era inevitabile. Quel giorno non mangiai e nemmeno quello successivo, poi associai la rabbia verso di lei ad una sorta di indipendenza che non avevo mai avuto, che non mi era mai stata concessa, capii che avevo il diritto di avere i miei spazi, la mia camera la sentii più mia, capii che se non avevo voglia di mangiare potevo dire di no..o far finta di farlo. Avevo il diritto di mentire, di tenere un segreto solo per me, senza sentirmi in colpa se non lo raccontavo a lei come sin da piccola facevo. La rabbia era la mia giustificazione, il suo gesto me ne dava il pretesto: in fondo lei si era presa il diritto di morire, perchè io non mi potevo prendere il diritto di non mangiare? Era la stessa cosa, solo che in quel momento ancora non lo vedevo, accusavo lei di un gesto ingiusto nei miei confronti, ma io stavo facendo esattamente lo stesso. I primi tempi andarono così, con un equilibrio precario in casa, ma dentro di me sentivo che niente poteva scalfirmi, poi inevitabilmente tutto cominciò a crollare, i miei pensieri sempre più ossessivi, i miei digiuni altrettanto, mio padre ormai sapeva e quindi non dovevo nascondere più niente. Cominciai a spegnermi, ma la consapevolezza che dentro stavo morendo la tenevo ben nascosta, tra bugie dette a me stessa e la felicità di diventare sempre più invisibile. Non ho mai avuto il problema di ammetterlo, parlando se capitava lo dicevo e come non lo nascosi a mio padre, non lo feci nemmeno col mio ragazzo. Ma il vortice continuava, i problemi ovviamente cominciarono a farsi sentire, la debolezza anche. Il problema era che tiravo comunque avanti, la forza la trovavo, anche se ero stanca, ero stufa marcia di tutti quei pensieri, delle solite cose, degli orari che dovevo per forza rispettare altrimenti andavo in panico, una vita sociale pari a zero. Avevo paura di tutto, di uscire, di prendere la macchina, di alzarmi per fare la doccia, di qualsiasi cosa..il giorno passava così, la sera andavo a letto pensando "domani non mi alzo", le forze ormai erano andate. Poi un giorno mio padre mi portò da un dottore che odiai con tutta me stessa e non glielo nascosi, mentre mi visitava gli dissi cose cattive, ma doveva esserci abituato.. Il giorno dopo mi fece ricoverare d'urgenza nel reparto di psichiatria. La mattina successiva era come se all'improvviso tutto fosse chiaro, tutto, qualsiasi cosa, quella mattina e molte altre ancora ogni volta che alzavano le tapparelle e vedevo il sole, piangevo. Ero felice, ero contenta, ero entusiasta. Mi promisi di vivere sempre così, di non lasciarmi mai scappare niente, nessuna emozione, nessuna cosa da poter fare, di seguire ciò che mi diceva il cuore o qualsiasi altra particella di me. me lo promisi quel venerdì di febbraio del 2006...poi me ne dimenticai. Sicuramente un annetto passò, poi seguire il mio istinto, seguire la mia voglia di fare divenne sempre più sporadico, infine diventai normale, come tutti: mi spensi. Oggi non è stato così, oggi ho voluto vivermi tutto, ho voluto vedere la spiaggia di un'estate fantastica, della mia prima estate da nuova vita, ho sentito le emozioni e ci sono stata bene, le ho ritrovate e come quel giorno mi sono commossa nel vivermele. Ho ricordato che ho qualcosa dentro, che ho bisogno di emozioni per star bene, di una vita frenetica, di una vita tranquilla, di una vita felice, ma anche arrabbiata a volte, ho bisogno di correre o anche solo di stendermi sotto il sole, ho bisogno di agire o di prendermi il mio tempo, voglio dettare le regole, ma mi piace anche essere presa e accompagnata per mano, voglio sempre sentire qualcosa che mi esplode nel petto, che mi sappia sempre di nuovo, di fresco. Vorrei farcela, lo voglio.

12 ottobre 2011

Senza fiato..


Mi sento persa, svuotata, stanca, infelice, triste..sperduta. Mi sento impaurita, mi sento male, mi sento piena e mi sento vuota, mi sento affamata, mi sento già sazia di quello che non ho. Mi sento stufa marcia di me, della mia stanchezza dentro, del mio pensare, del mio interrogarmi, del mio riflettere e non agire. Delle mie paure, della mia felicità che non trovo..come quando si scava per trovare dell'acqua: si sa che manca poco, ma quel poco non finisce mai. Invece manca tanto, manca troppo, non sto a niente e ciò mi fa male, mi sfianca, mi fa perdere la voglia di continuare a scavare, mi toglie completamente tutte le forze, mi fa sentire che non ho niente tra le mani..ed è così, se le stringo non c'è niente, solo aria. Mi sento persa, abbattuta, sconfitta. Ok, posso sopravvivere anche da sconfitta, no? E' ormai quello che faccio tutti i giorni, arranco e cerco qualcosa che non riesco a trovare. Non ho pace, non ne ho da un po' ormai, so solo farmi male, so solo sentire che nel petto c'è qualcosa che mi stringe forte e mi fa male, mi fa tanto male. Stringi se vuoi, qualsiasi cosa sia questo dolore..continua a stringere fino a che non avrò più fiato, poi a quel punto avrò solo due possibilità: fare un bel respiro per prendere aria..o smettere di respirare.

                                                                                                                                                                     
Sono riva di un fiume in piena
Senza fine mi copri e scopri
Come fossi un'altalena
Dondolando sui miei fianchi
Bianchi e stanchi, come te - che insegui me.
Scivolando tra i miei passi
Sono sassi dentro te – dentro me
Se non sei tu a muoverli
Come fossi niente
Come fossi acqua dentro acqua

Senza peso, senza fiato, senza affanno
Mi travolge e mi sconvolgi
Poi mi asciughi e scappi via
Tu ritorni poi mi bagni
E mi riasciughi e torni mia
Senza peso e senza fiato
Non son riva senza te

Tell me now
Tell me how am I supposed to live without you
Want you please tell me now
Tell me how am I supposed to live without you

Se brillando in silenzio resti accesa dentro me
Se bruciando e non morendo tu rivampi e accendi me
Stop burning me!
Dentro esplodi e fuori bruci
E ti consumi e scappi via
Stop burning me!

Mi annerisci e ti rilassi e mi consumi e torni mia
Stop burning me!
GET OUT OF MY HEAD
GET OUT OF MY HEAD
GET OUT OF MY HEAD
GET OUT OF MY HEAD
Want you please tell me now
Tell me how am I supposed to live without you
No, please, don't tell me now (touch me)
Tell me how am I supposed to live without you